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Nomadi: Intervista

Redazione
Nomadi: Intervista 1 : 5.00/5

I Nomadi: una storia da raccontare lunga 50+1 anni.

A cura di Alfredo Lucente, Raffaele Drago e Giuseppe Marino.
La crisi dei nostri giorni e la speranza, l’affetto smisurato dei fan e milioni di km macinati per suonare dal vivo in qualsiasi spicchio di questo Paese. Questi sono i Nomadi che ci ha raccontato il loro fondatore, Beppe Carletti con cui abbiamo parlato del nuovo lavoro della band emiliana.

Allora Beppe, parliamo di questo nuovo lavoro “50+1” e del nuovo singolo “Come va la vita”.
Beh, 50+1 è un tributo a noi stessi. Sono 32 canzoni del passato anche recente reincise, ricantate e riviste; in più ci sono due inediti, “Come va la vita” e “Nulla di nuovo”.  E’ un album molto importante per quello che riguarda la nostra storia perché raggruppa le nostre canzoni più significative; non le più belle perché ne abbiamo scritte più di trecento e sarebbe stato un po’ difficile dover scegliere.
Abbiamo fatto questa scelta perché è anche quello che proponiamo nel nostro live. Questi sono i Nomadi che hanno voluto riappropriarsi delle loro canzoni, facendole ricantare a Cristiano, qualcuna a Massimo e, come ho già detto, reincidendole tutte.

Nel cinquantunesimo anniversario della vostra fondazione tornate con questo disco e con Cristiano alla voce. I Nomadi quindi rimarcano la loro voglia di innovazione anche e soprattuto nel modo di riproporre i loro brani.
Certo, Cristiano è parte dei Nomadi dal 2012 e questo è il terzo anno che viaggia con noi. Abbiamo sempre avuto la sfortuna di vedere tanti amici andare via ma chi arriva porta sempre qualcosa di nuovo e questo è importante, è uno dei segreti della longevità dei Nomadi. Ovviamente Augusto è un discorso a parte, non vorrei essere frainteso.

E’ la prima volta che Cristiano si misura in un album con i brani storici dei Nomadi, e ci riesce alla grande. Ritornando a “Come va la vita”, il cui videoclip è uscito in contemporanea al singolo il 15 aprile: è una dimostrazione di quanto i Nomadi, anche dopo mezzo secolo più un anno, attraverso la loro musica continuino a dare speranza. Sono momenti difficili quelli che viviamo ogni giorno ed il brano ne parla molto bene, lasciando però sempre questo spiraglio aperto, come anche dimostra la storia dei Nomadi, ci si può sempre rialzare e sempre ritrovare la forza per andare avanti.
Esatto, bravo. La speranza che, come si dice di solito, è l’ultima a morire, è necessaria, al contrario della rassegnazione. Ci vuole sempre speranza e i Nomadi cercano sempre di inserirla nelle loro canzoni.

Di padre in figlio la passione per i Nomadi si trasmette, le nuove generazioni viegono ai vostri concerti insieme alle vecchie. Si possono notare striscioni un po’ sbiaditi dal tempo e altri nuovi che riportano i versi delle vostre canzoni. Immaginiamo che anche quest’anno saranno in molti i giovani presenti ai concerti del vostro tour. Beppe, che messaggio dai ancora una volta a loro?
Beh, i messaggi sono sempre un po’ pretenziosi. Cosa devo dire? Bisogna credere in se stessi e nelle persone che ti stanno vicine e comunque andare avanti ed essere positivi, che è importantissimo. Soprattuto credere che ogni cosa si può risolvere, che basta volerlo. Questo è un po’ il mio essere, sono sempre stato così. Posso essere contraddetto in ogni momento, ma dico comunque che la vita vale la pena di essere vissuta. Casomai non per tutti, ma per la maggioranza direi di sì.

E questo direi si può sottoscrivere in pieno.
Avete pubblicato quest’album il 15 aprile scorso a ridosso di un tour che inizierà tra pochi giorni, il 17 da Lesina. Dove la trovate tutta questa energia per tutti questi concerti dopo tutti questi anni? Diteci la verità, svelateci il segreto.
(Ride Nda) L’energia la si trova cammin facendo. Perché quando vai sul palco, quando fai più in generale qualcosa che ami, che senti dentro, la stanchezza sparisce. Quella del musicista nasce come una passione e passione deve rimanere. Se resta, quando vai sul palco anche alla mia età (Ride nda), non hai problemi e pensieri, sparisce tutto. Ti trovi davanti a della gente bellissima, di qualsiasi età, che canta le tue canzoni, è una cosa bellissima. Ti ricarichi in quei momenti… i Nomadi sono una pila ricaricabile.

Ricaricabile e che riescono a caricare tutti i fans.
Beh, sì, a vicenda! Perché se io mi ricarico come pila, ed ora la dico grossa, dopo illumino.

Diciamo che sei la cosiddetta “luce del palco” Beppe!
(Ride nda) Proprio così ragazzi!

[In studio al momento dell’intervista  è presente anche Pompilio Turtoro, crotonese, autore di diversi brani dei Nomadi dal 1998 in poi. E Beppe non perde l’occasione per salutarlo
Volevo dire una cosa a Pompilio. Volevo fargli un elogio pubblico riguardo ad “Una storia da raccontare” che noi continuiamo ad eseguire perché pensiamo che sia una canzone veramente importante, ed anche Buonanotte ai suonatori. Ha scritto cose meravigliose e pagine bellissime che i Nomadi continuano a portare in giro.]

La cosa bella è che la Calabria, nello specifico Crotone, si ripropone sempre in momenti molto importanti per quanto riguarda i Nomadi: ci siamo sentiti al vostro trentacinquesimo anno di attività, con Pompilio e “Una storia da raccontare”, ci siamo sentiti con “Lo specchio ti riflette” ed erano quarant’anni nel 2009, ci sentiamo ancora a Crotone con Pompilio per un’altra tappa importante, il cinquanta più uno, cinquantunesimo anno di attività.
Possiamo proprio dirlo allore: Crotone ci porta bene! (ride)

A tal proposito: sappiamo che tornerete da queste parti a Crotone, c’è già una data prevista a Cosenza, ma c’è qualche altra novità relativa al tour che riguarda il nostro territorio?
In Calabria vengo a suonare ormai da quarantasette anni e ci torno sempre molto volentieri. So che ci sono altre date in ballo, non so dove ma ci sono. E poi dico sempre: i piccoli paesi sono le nostre grandi città. Quando sento dire di un posto che “è troppo difficile da raggiungere”, rispondo che di irraggiungibile non c’è niente. Quindi anche il più piccolo paese noi lo amiamo perché da sempre un grandissimo affetto che la grande città forse non ti darà mai.

I Nomadi fanno anche tanta solidarietà, in questo periodo in che cosa siete impegnati? Che progetto state portando avanti?
Dal 2006 vado in Madagascar, abbiamo realizzato una scuola, delle piccole cose che permettono di crescere a questo paese, che ha davvero bisogno di tanti aiuti. Sono stato in Cambogia dopo tanti anni per vedere una casa che avevamo realizzato ed ho verificato con piacere che è ancora lì ed è tutto apposto. I Nomadi, con tutti gli amici che ci seguono riescono a fare delle cose bellissime portando in giro l’italianità nel mondo, è molto bello.

 

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Nomadi: Intervista
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I Nomadi: una storia da raccontare lunga 50+1 anni.

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