La poesia e l’inquietudine di Banana Yoshimoto

Enrica Tancioni
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20150630_203135 Poesia e inquietudine. Un affetto sepolto, quello tra madre e figlio. Come in un lago, un corso d’acqua in cui si incontrato i temi preferiti di Banana Yoshimoto. Perché il nuovo romanzo della scrittrice nipponica “Il lago”, ormai arrivata al suo trentesimo libro, narra una storia d’amore, una relazione particolare in cui il bisogno di affetto e comprensione diventano più importanti dei tradizionali cliché di una relazione. Il libro, uscito nel 2005, ma tradotto soltanto adesso dalla Feltrinelli, è stato presentato ieri pomeriggio alla libreria Feltrinelli di piazza Duomo a Milano.

Per ascoltare le parole della Yoshimoto si sono presentati in tanti, amanti della scrittrice nipponica, del suo modo di raccontare temi spinosi, come la morte, l’omosessualità, le famiglie distrutte, i fenomeni paranormali, gli omicidi, e la crisi. Ma Banana appassiona molti lettori, sarà per  il sapore del suo modo di scrivere. Diretto senza essere eccessivo, sintetico senza essere superficiale. In una costruzione della storia che è nitida, efficace, capace di conquistare milioni di lettori sparsi in tutto il mondo.

20150630_194315Perché i romanzi “sono scatole”, afferma Banana durante la presentazione curata dal giornalista Marco Del Corona, “sono scatole,  in cui metto tutto quello che provo, per poi riformare le emozioni e creare intorno una storia sempre diversa”. E nei romanzi di Banana c’è tutto, il conflitto dei giovani giapponesi, ma anche il ricordo dell’amore, della morte. E proprio la morte diventa il fil rouge del “Lago”, ispirato ai “rapimenti dei cittadini giapponesi da parte della Corea del Nord. Ho sentito storia di famiglie divise, di bambini rapiti ai propri cari, ed è stato allora che ho capito che i bimbi rimangono sempre bimbi”.

L’hanno capito anche i lettori, i numerosi lettori che hanno atteso minuti per avare una firma della propria beniamina. Tra di loro anche ci sono giovani studentesse che alternano la lettura di Alessandro D’Avenia, Nick Hornby e la Yoshimoto, ma anche una giovane donna. È giapponese, ma vive in Italia da 12 anni, parla fluentemente la lingua italiana e il primo libro di Banana letto in italiano è “Il lago”. Ha con lei un girasole, che intende consegnare alla scrittrice che più ama.

E lei, Banana Yoshimoto, trenta libri scritti in 30 anni, prima di iniziare la presentazione scatta una foto alla platea. Per poi dedicarsi alle domande, quelle di Marco Del Corona e dei lettori. Risponde con sincerità e sensibilità, la stessa che inserisce in ogni pagina. “Ognuno di noi custodisce qualcosa che non è mai cambiato. Quella parte è la sensibilità che ci accompagna sempre”. Quella sensibilità che per la scrittrice non “deve essere mai dimenticata, perché permette di vivere. La sensibilità racchiude la maggior parte dei nostri ricordi”, quei ricordi che la scrittrice inserisce nei romanzi.

20150630_183824Ma lei,  l’autrice di Kitchen e Amrita, partendo dagli avvenimenti degli anni 80, scandaglia l’animo umano. Cerca di comprendere le ragioni della solitudine, della difficoltà di amare di Chihiro, che dopo aver perso la madre, ricerca affetto e comprensione. E carca di trovarlo in Nakajima, un ragazzo dal passato oscuro. I due dormono insieme, si stringono per mano, ma non riescono a farsi coinvolgere sessualmente. In un’atmosfera del “non detto” che permane in tutte le pagine del romanzo. Il Lago è un libro sulla crescita e sui sentimenti, su quell’amore che può arrivare anche in età adulta, all’improvviso. È un romanzo di formazione sentimentale che se da una parte analizza il rapporto madre-figlia, dall’altra scandaglia l’amore e la vita di una giovane donna scappata dalla provincia perché reticente nei confronti dei  più i pregiudizi ed i pettegolezzi tipici di un posto centro, dove tutti si conoscono e dove tutti sanno i fatti dei propri vicini senza dare importanza ai propri. Ed è proprio nella grande città che Chihiro trova la pace, pur rimanendo legata alla madre, una donna che si occupava di lei a distanza. Tra le mura di quegli edifici provicinciali da cui la figlia era scappata.  La morte della madre non è mai vista con toni tragici e di disperazione ma viene descritta con tono pacato, calmo e sereno, perché fa parte del ciclo naturale. Ma nel Lago permane il tema dell’elaborazione della morte, “Chihiro non accetta la scomparsa della madre, anche se conserva nel proprio animo un pezzo della madre”. In un circolo sentimentale dal sapore orientale.

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Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

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