Afterhours al Market Sound di Milano

Enrica Tancioni
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afterhours10 Nasce dalla malattia, ma ruota intorno alla speranza. Speranza musicata in chiave rock, così da dare vita a un live rabbioso e ipnotico. Il concerto degli Afterhours di giovedì 14 luglio al Market sound di Milano è un mix di emozioni, un pot-pourri di “odori” musicali esotici e seducenti, come l’orchidea che fa da sfondo tanto al palco, quanto alla copertina dell’ultimo album “Folfiri e Folfox” lanciato lo scorso 10 giugno.

Così la rabbia del lutto si trasforma in una vera e propria rinascita, la stessa cantata dal frontman degli Afterhours Manuel Agnelli che, orfano di padre e degli storici componenti della band milanese, è riuscito a trovare il giusto equilibrio e la carica per andare avanti. E se dopo l’album Padania il gruppo era dato per spacciato, l’ultimo disco diventa una conferma. Una partenza verso l’esplorazione di suoni nuovi, una sorta di catarsi capace di purificare e disinfettare il dolore e la sofferenza.

afterhours1Gli Afterhours sono cresciuti, sono cambiati, ma non hanno perso l’antico smalto. La voglia, anzi la necessità di dare il 100% sul palco e di dare vita a un live che sembra una terapia. In una sorta di cerchio destinato a chiudersi “dentro se stessi e non fuori”, come dichiarato dallo stesso Agnelli che decide di affidare a poche parole la presentazione di “Non voglio ritrovare il tuo nome”. Sì perché le prime note del concerto sono affidate ai pezzi dell’ultimo album. Si inizia con Grande, prima traccia di Folfiri e Folfox. Lui, Manuel Agnelli, si presenta solo sul palco, armato di una chitarra. Poi spazio ad altri tre pezzi dell’ultimo disco, in un viaggio musicale fatto di luce e di nuvole nere. Come quelle narrate nell’album intriso di rabbia, gioia per la vita e morte. La visceralità di considerazioni sulla vita e sull’esistenza, come quella narrata in Padania, “a volte siamo così ossessionati al pensiero di cambiare la nostra vita – ha detto il frontman degli Afterhours – che ci dimentichiamo i motivi del cambiamento. Questo pezzo – prosegue Agnelli – parla di resistenza e lotta”.

afterhours5Sul palco del Market Sound il gruppo mette in scena i pezzi storici, come Ballata per la mia piccola iena, pezzo che fa sussultare e cantare il pubblico. Attento, nervoso e in estasi all’ascolto delle note e della musica. Agnelli parla poco, dice soltanto grazie. Mentre il gruppo, nella nuova versione con Fabio Rondanini e Stefano Pilia, suona alla perfezione. Crea una sorta di muro sonoro fatto di una batteria, di tre chitarre, e un violino in seconda fila che tuttavia si irradia nello spazio.  Grazie alla presenza scenica di Agnelli e al carisma che l’ha portato, non senza polemiche, a X factor. E decide allora di cantare “Pop (una canzone pop)”.  “Circa 20 anni fa  – afferma il front man degli Afterhours –  ho scritto un pezzo che parla di come il pop potesse uccidere l’anima, non potevo sapere quanto fosse vero, oggi lo so”, dice prima di cantare da solo la canzone. Nessuna sfida nella sua dichiarazione, solo sana consapevolezza della propria crescita musicale e la lucidità di affermarlo. Anche in musica.

afterhours7Il live  spazia dai dissacranti suoni del Sangue di Giuda, l’interpretazione scanzonata di Se fossi un giudice,  fino ad arrivare alle atmosfere più raccolte dell’Odore della giacca di mio padre che raccoglie lo spirito e il significato dell’ultimo album: intimo, intenso e viscerale.  Dopo aver suonato e presentato i pezzi di Folfiri e Folfox, gli Afterhours riportano in luce il passato: Riprendere Berlino, Le verità che ricordavo e un’inaspettata Strategie.

Lascia ampio spazio ai pezzi storici della band: Non è per sempre accompagnata da un affettuoso battito di mani da parte del pubblico. Salto nel tempo anche per i bis finali con Quello che non c’è, Bianca e la conclusiva Bye Bye Bombay, il cui ritornello è lasciato al roboante cantato del pubblico. Mentre il gruppo che ha rischiato con il nuovo sound e la nuova formazione ha vinto. Su tutti i fronti.

 

Setlist

Grande

Ti cambia il sapore

Il mio popolo si fa

Non voglio ritrovare il tuo nome

Ballata per la mia piccola iena

Varanasi Baby

La vedova bianca

Padania

Né pani né pesci

Male di miele

Cetuximab

L’odore della giacca di mio padre

Il sangue di Giuda

Bungee Jumping

La sottile linea bianca

Costruire per distruggere

Fra i non viventi vivremo noi

Se io fossi il giudice

Encore:

La verità che ricordavo

Riprendere Berlino

Strategie

Pop (una canzone pop)

Non è per sempre

Encore 2:

Quello che non c’è

Bianca

Bye Bye Bombay

ultimo aggiornamento:
Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

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