Intervista a Cristiano Godano

Melania
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“Se celebriamo Catartica ci appropriamo del titolo di una delle sue canzoni più rappresentative e amate dal nostro pubblico (Sonica, ndr), e lo investiamo del ruolo simbolico e carismatico di richiamo di una suggestione, di una evocazione, di un suono (anche nella/della parola stessa) che riconduca al titolo primigenio”. E’ quanto affermano i Marlene Kuntz in merito all’uscita di Pansonica, album nato per celebrare il ventennale di Catartica.  “Ragazzi, amici, signore e signori, questo è un gran regalo che vi facciamo – ha detto la band – non si tratta di una deluxe version con riempitivi di b-side e rarità assortite (cosa peraltro consueta e lecita): c’è di più. C’è un sacco di creatività, c’è un sound che spacca i culi, c’è tiro, ci sono canzoni inedite”.

Venti anni fa è uscito quello che è diventato uno dei dischi cult della musica rock targata Italia. Una pietra miliare che ha coinvolto gli orfani della new wave e del grunge. Proprio allora quando la scena musicale era contesa tra Firenze e Bologna usciva Catartica.  E per celebrare il disco ricco di atmosfere noise i Marlene hanno dato vita a un tour di tre mesi che li ha portati in giro per il bel Paese. 

“Abbiamo cercato di non avere un’idea banale per celebrare il disco – ha detto Cristiano Godano, frontman della band al Color Fest di Lamezia Terme –  perché la celebrazione del disco di una band che ha un percorso importante, è una cosa consolidata e legittima. Abbiamo provato a immaginare un cosa divertente e stimolante da fare”. Un progetto fatto di sette brani (sei inediti e uno edito) che richiama, a parte il titolo, le origini. Il mood del gruppo. E’ uscito lo scorso 16 settembre e per Godano si tratta di un album “carino” nato “per celebrare il primo disco che nell’immaginario dei fan pare essere il più importante. Per noi sono tutti importanti. Catartica non è meglio degli altri, è il primo di un percorso glorioso che portiamo avanti a testa alta”.

La cover di Catartica

La cover di Catartica

Un percorso ventennale che abbraccia tanto la Generazione X, quanto la generazione di smartphone e tablet. Perché i testi e la musica dei Marlene abbracciano età diverse. Proprio su questo si è soffermato Godano, dicendo di sentirsi “orgoglioso. Pensare che ho fatto canzoni che ho scritto prima delle persone venute prima di chi si approccia a noi mi fa capire che sono una persona matura, forse anziana. La vivo con orgoglio. Vedo reazioni simili a quelle che vedevo 20 anni fa”. Perché secondo lo schivo front man  della band “chi scopre il mondo dei Marlenze ha la voglia e l’attitudine per entrare dentro la nostra ida di arte”. Una sorta di quello che Godano definisce “rispetto per la serietà con cui facciamo queste cose”. A dimostrazione che i testi a tratti malinconici e noise che fanno l’occhiolino al sound dei newyorchesi Sonic Youth sono riusciti a coinvolgere la generazione dei ventenni. “Non scrivo da 48enne che cerca di piacere ai 20enne. Scrivo da 48enne che vive la vita da 48enne e cerca di riflettere le sue sensazioni da 48enne in ciò che scrive. Se questo poi arriva ai 20enni di nuova generazione mi onora. Perché non c’è atteggiamento subdolo da parte dei Marlene”. Soltanto l’esigenza di scrivere.

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