peppino-impastato

“La mafia si può sconfiggere” – intervista a Giovanni Impastato

Melania
“La mafia si può sconfiggere” – intervista a Giovanni Impastato 1 : 5.00/5

Giovanni davanti i “Cento pensieri di Peppino”

La mafia si può sconfiggere. Dobbiamo crederci”. Una battaglia, quella contro la criminalità organizzata, che per Giovanni Impastato, fratello del giornalista e attivista Peppino ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978, deve passare necessariamente dalla violazione dei luoghi della criminalità organizzata

Quelle azioni concrete portate avanti dagli imprenditori siciliani, “quando è nata No Pizzo a Palermo eravamo 48, oggi siamo tanti. Confindustria ha deciso di buttare via dall’associazione gli imprenditori che pagano il racket. All’epoca abbiamo avuto il coraggio di sfidare la mafia e di dire che non avremmo pagato il pizzo”. Quelli erano gli anni dello stragismo, dello scontro con le istituzioni e la nascita dell’associazione anti racket “è stata una reazione a quanto era successo”.

Parole rilasciate da Giovanni nel corso di un’intervista a www.radiobarrio.it in occasione della manifestazione “Ricordo, dunque esisto” svoltasi a Cutro, in provincia di Crotone. Evento che, patrocinato dall’amministrazione comunale della città del Crotonese, è stato promosso e organizzato dall’associazione Terra mia di Marco Ciconte per commemorare le vittime della strage di Capaci e per sensibilizzare le nuove generazione sul tema dell’antimafia e della legalità. Temi ripresi anche da Giovanni Impastato che ha parlato delle iniziative della Casa della memoria. Come la fine del percorso delle “Pietre d’inciampo”. I 40 pensieri di Peppino che uniscono la casa dell’attivista e l’edificio in cui Badalamenti ha “organizzato” numerosi omicidi.

Pietre d'inciampoIl 28 maggio, infatti, si è concluso il progetto finanziato da  Fondazione con il sud. E’ stato cioè completato il percorso dei 100 passi. Quaranta mattonelle realizzate dall’artista calabrese Fabio Butera, che raccontano “I cento pensieri di Peppino”. Un progetto che fa parte del più ampio percorso “Un ponte per la memoria”, finanziato da Fondazione con il Sud, e portato avanti sul territorio grazie all’Osservatorio sulla ndrangheta di Reggio Calabria e all’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. “con le pietre vogliamo dire una cosa importante: “I 100 passi” non è soltanto il titolo di un film di successo, ma è la reale distanza da casa nostra e quella del boss Badalamenti. Abbiamo riempito la distanza con contenuti veri, cercando di alimentare la nostra memoria storica. Nei 100 passi c’è la memoria”.

Una memoria “intrisa” della parole e dei gesti di Felicia e Peppino. Perché la casa “contiene” i documenti di Peppino. E se  i 100 passi, raccontati da Marco Tullio Giordana e dai Modena City Ramblers, vengono percorsi uno per uno “si vive un’altra emozione. Gaetano Badalamenti era uno dei più grandi boss criminali del secolo precedente. Lascio immaginare l’emozione a percorrere i cento passi ed entrare nella casa del boss – ha proseguito Giovanni –  i muri non possono parlare,  ma pensate a quello che è successo in quelle stanze. Si sono prese decisioni importanti”. Tra quei muri sono stati decisi stragi, omicidi. Forse anche quello di Peppino.

peppino-impastato_okIl 2014 ha segnato un’altra tappa importante per la storia dell’attivista. La Regione Sicilia ha infatti messo un ulteriore vincolo al casolare in cui è stato trovato il corpo del giovane. La struttura verrà cioè dichiarata inserita nei luoghi di interesse culturale, sarà di uso pubblico e se ne manterrà l’integrità. “E’ un posto importante. Lì è stato ucciso Peppino, è il luogo in cui abbiamo trovato macchie di sangue e dove c’è stato l’ultimo respiro di Peppino. Ed è da li che è partita la svolta che ha condotto la vicenda giudiziaria verso l’ipotesi dell’omicidio. Le macchie di sangue erano del suo gruppo sanguigno, un gruppo raro”. Per fare riconoscere il casolare come luogo della memoria il percorso è stato lungo. E faticoso: “Abbiamo fatto una battaglia, con “Radio Cento passi” abbiamo promosso una petizione, abbiamo raccolto 70000 firme”.

L’impegno di Peppino non è presente solo nei suoi documenti, ma anche nella presa di coscienza della popolazione e dell’associazione che ha deciso di abbracciare battaglie importanti: “Le battaglie che portava avanti Peppino, quelle ecologiche e quelle fotografiche sono attuali. Il messaggio di mio fratello è educativo. Per questo nel discorso dello scorso 9 maggio ho parlato del No muos, è una battaglia contro antenne, contro grandi paraboliche che guarda caso sono sistemi per preparare certi tipi di guerre. E noi siamo contro la guerra”.

Le attività di sensibilizzazione hanno poi raccolto il consenso dei giovani, “la storia di Peppino non è più circoscritta, localizzata in un unico territorio, ma è una storia che è diventata patrimonio nazionale e direi anche  internazionale. Vengo da Parigi, questo grazie all’impegno portato avanti da me e l’associazione e al film “I cento passi” che ha dato possibilità di fare conoscere la storia di mio fratello in tutto il mondo”.

I funerali di PeppinoUna storia che passa dalla presenza di 1500 studenti partiti da Civitavecchia e arrivati all’Ucciardone di Palermo, l’aula bunker in cui si è svolto “il processo contro gli assassini di  Peppino”. È accaduto il 23 maggio, il giorno della commemorazione della strage di Capaci, “Falcone, era una figura importante per la storia di Peppino. Nell’ultima fase del processo ha preso l’inchiesta, è accaduto quando l’indagine è stata riaperta per la seconda volta”.

Indagine che ha visto in prima fila mamma Felicia, battutasi fino all’ultimo per riconsegnare il ricordo del figlio Peppino alla verità.

 

 

 

Di seguito il link per ascoltare il podcast dell’intervista: http://www.mixcloud.com/enricatancioni/lintervista-a-giovanni-impastato-su-wwwradiobarrioit/

ultimo aggiornamento:
Melania
Melania

MENU