Calcutta – Mainstream

Calcutta – Mainstream 1 : 5.00/5

mainstream - calcutta“da te non ho voluto amore, volevo solo scomparire in un abbraccio”

Verso la fine del 2015 le bacheche facebokkiane degli italiani hanno cominciato a essere invase dal video di “Cosa mi manchi a fare?”, titolo attraente, invitante, accompagnato dall’immagine di un bizzarro bambino con una maglia a righe. Che razza di nome è Calcutta? I presupposti che sia un video divertente, o parodico, ti portano a scorrere la bacheca. Fino a quando ti ritrovi per la seconda volta il video, condiviso da un altro tuo amico. E così la terza, la quarta, fino a quando la tua curiosità raggiunge Marte e sei quasi costretto a vedere quel video.

Il pezzo inizialmente non ti dice niente e decidi di chiudere il pc. Ma il giorno dopo ti rendi conto che il brano lo hai già in testa, e che lo vuoi risentire, e lo risenti, ma non una, bensì due volte consecutive. E lo condividi anche tu sulla tua bacheca, magari con un estratto del testo usato come aforisma. Questo è il ciclo di cause e conseguenze che ha portato il video di “Cosa mi manchi a fare?” a raggiungere un milione e mezzo di visualizzazioni su YouTube in pochi mesi. Già da qui si denota la prima caratteristica di Calcutta: è ascoltabile, anzi, è riascoltabile. Brani semplici ed essenziali descrivono un mood di inquietudine urbana e sociale, la batteria elettronica riecheggia per le vie del disco ovunque, scompare e poi ritorna. Accoppiata fondamentale del disco è il binomio piano-voce, un synth usato in tante sfaccettature permette a Calcutta di giochicchiare con la sua voce, acuta, quasi stridula, che ricorda palesemente Battisti.

L’album si apre con “Gaetano”, pezzo simpatico, ironico e che denota l’anticonformismo testuale che caratterizza Calcutta (“Ho fatto una svastica in centro a Bologna, ma era solo per litigare […] Suona una fisarmonica, fiamme nel campo rom, tua madre lo diceva: non andare su YouPorn”). Poche strofe, ritornello che si ripete almeno due volte e che diventa il punto focale del brano. I pezzi di Calcutta sono ballate romantiche, rassegnate e rassegnanti che ritraggono la vita metropolitana, quella notturna, fatta di stanchezza e poche ore di sonno. Nonostante critici musicali e haters si siano cimentati nell’impresa di classificare Calcutta in qualche soggetto o genere musicale, in verità risulta davvero difficile riuscire a farlo.

calcuttaUna figura bizzarra, complicata, quasi giullaresca, che si discosta dal panorama di musica emergente italiana nonostante ci sia dentro in pieno. Il titolo provocatorio dell’album ha l’obbiettivo di precedere e quindi annientare chiunque abbia la presunzione di definirlo. Calcutta, caro amico di Niccolò Contessa (de i Cani), la pensa così: “E’ come se avessi messo una parete di legno con un buco, davanti i miei ascoltatori e avessi detto di guardare il paesaggio da questa posizione, perché secondo me è davvero figo così. Ma non so dirvi se questa parete di legno l’ho bucata volontariamente con un trapano o sbattendoci col naso”. Da certe parole non si può che rimanere intrigati e curiosi nell’attesa del prossimo disco, Mainstream non è un capolavoro, sia chiaro, è un testamento di giovinezza, un preludio che ci invita a stare attenti a questo giovane ragazzo di Latina e alle sue chiare doti musicali.

 

Le tre risposte del Demiurgo:

1) Qual è la caratteristica principale dei brani di Calcutta? La caratteristica principale dei brani di Calcutta è quella che appartiene ai grandi cantautori: sentendo per la prima volta un suo brano provi una strana sensazione, quella di averlo già sentito.

2) Calcutta è commerciale? Esistono due tipi di commercialità, quello delle orecchie e quelle del danaro. Calcutta è commerciale per le orecchie.

3) Calcutta: stella destinata a spegnersi o a brillare? Calcutta non è stella, ma una mina vagante.

 

VOTO: 7

ultimo aggiornamento:
Carlo Facente

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