Carmen Consoli e “L’abitudine di tornare”

Enrica Tancioni
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abitudine di tornare e carmen consoliCarmen ha “l’abitudine di tornare”. Con classe e maestria. Quando parla di tradimento, femminicidio, immigrazione. Affronta temi pesanti con estrema leggiadria e ironia. Non quella leggerezza che schiaccia l’occhio all’aspetto più superficiale della vita, ma quella visione cinica della vita a tinte dolci e amare come le atmosfere dei primi album. Carmen è infatti tornata alle origini, alle sue prime produzioni. Ha rimesso mano alla costruzione classica dei testi in cui si scandiscono strofe e ritornelli, e alla complessità degli strumenti. Così tra un arrangiamento e l’altro è possibile ascoltare arpeggi e batterie.

“L’abitudine di tornare” è un viaggio nel tempo e nella musica. Quella della cantantessa che riesce a mescolare sonorità dolci e romantiche con sprazzi di pura musica elettronica. Una poetessa cresciuta e ritornata sul palco dopo sei anni di assenza. Periodo in cui lei, la regina di Amore di plastica e “in bianco e nero” si è dedicata anima e corpo al figlio, Carlo Giuseppe. E l’aspetto materno, quello della dolcezza, emerge in “Questa piccola magia”, un inno alla vita. Quella di Carlo Giuseppe e della stessa Carmen che dichiara amore incondizionato al figlio e alla quotidianità. In un legame lungo una vita.

Carmen canta anche la sua Sicilia. L’isola diventa infatti protagonista di “Ottobre” e di “Esercito silente“. Ma se nel primo pezzo canta alla Moreau maniera l’amore saffico, nella seconda si accanisce contro quella società malata che rappresenta le tre scimmiette, quelle del “non vedo, non sento e non parlo”. Una Palermo omertosa che tuttavia si scontra con la Palermo degli eroi dell’anti mafia. Ma nel disco della cantantessa c’è anche l’eco della crisi cantata con il leit motiv della marcetta. Le difficoltà economiche narrate da una donna che racconta la disoccupazione del marito, una donna costretta a chiedere ai  figli di “stringere i denti tra pane, libri, mutuo, luce e gas” in “un’altra torrida estate in città”. Vissuta all’interno della propria automobile, diventata casa e rifugio.

carmen consoli abitudine di tornareI dieci pezzi dell’album aprono uno spaccato dell’Italia  che cerca di “combattere” per i diritti civili, ma che tuttavia lascia spazio a violenza e crisi economica. Quella brutalità che “La signora del quinto piano” prova sulla sua pelle, finendo murata in bagno perché perseguitata dall’ex. Nonostante il “pitone antistupro ammaestrato” la donna diventa un numero sul bollettino del femminicidio. Il pezzo, condito di punte di comicità, mescola atmosfere elettroniche e rock. Con un richiamo alle sonorità di Mediamente isterica. Di recente ha creato un gioiello prezioso che può contare sulla collaborazione con Nada, Elisa, Irene Grandi, Emma Marrone e Gianna Nannini nella nuova versione nata per sostenere il progetto 1522, l’Associazione Nazionale Telefono Rosa, di cui Carmen è ambasciatrice, e che gestisce il 1522, il numero nazionale antiviolenza di genere, del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. Sei donne insieme contro la violenza sulle donne.

Nella “Notte più lunga” si racconta uno sbarco trasformato in “un reality in mondovisione”, si descrive la “barca malandata tracimante di persone che agitavano le braccia”, di “un carico di tragica speranza, di vite inscatolate senza alcuna etichetta”. In una sera in cui il mare “avrebbe riportato a riva anche il resto del composito equipaggio senza vita”. Critica amara e cinica al mondo televisivo, pronto a descrivere in modo spietato e lontano dall’umanità un tragico evento, solo per la necessità di “raccontare”.

mediamente isterica carmen consoliL’amore e le relazioni, temi cari alla cantantessa catanese, vengono affrontati in San Valentino, Sintonia imperfetta, Oceani deserti (co-firmata con i fratelli Gazzè). Ma se nel primo brano emerge l’osmosi perfetta tra natura, amore e universo in un tripudio di immagini iconiche, nei due pezzi successivi viene cantato l’amore sofferto. Quello annoiato, frutto di una storia ormai arrivata al capolinea. Un amore finito che diventato “Sintonia imperfetta”, si trasforma in un deserto arido fatto di flashback che narrano la stanchezza della relazione In Oceani deserti. Così l’amore passionale, diventa nostalgico quando Carmen ripensa all’amore che “ai tempi dei miei nonni era sognante”.

Amore che nella title track dell’album diventa crudele, perché racconta la storia di “eterna seconda” della donna narrante. Amante di lunga data che ricorda al proprio uomo di avere un’abitudine. Quella di tornare. Abitudine usuale “per quelli come te, sommersi e annoiati dai ritmi di sempre. Confesserai mai a tua moglie che sabato dormi con me, da circa dieci anni tra alti e bassi”.

“L’abitudine a tornare”, ottavo album in studio di Carmen Consoli, è un vero e proprio momento di sintesi: perché l’album se da una parte ritorna alle sonorità pop-rock, le stesse sonorità presenti nei dischi Confusa e felice e Mediamente isterica, dall’altra si allontana dal folk. In un gioco di sintesi fatto di maturità testuale e musicale. L’album è quindi il contenitore di dieci film, dieci piccoli gioielli nei quali è possibile scorgere la vecchia, seppure molto giovane Carmen Consoli.

 

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Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

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