Il risveglio della leonessa punk. Intervista a Maria Antonietta

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Musica e vita per un’artista eclettica. Ecco l’intervista di Carlo Facente a Maria Antonietta, fatta durante il programma Gli amici di Eraclito.

1)            Cominciamo a parlare di quest’anno, un anno strano e diverso. Un anno in cui ha svolto sedute reading, in cui ti sei laureata. Tra l’altro hai anche realizzato “E invece niente” per i TARM, presente in Inumani. Sei reduce dal tuo ultimo album, Sassi (uscito nel 2014), e poi da un tour infinito che ha coinvolto anche l’estate del 2015. Parlaci di questo 2016, come lo definiresti, un anno di transizione?

Sicuramente è stato un anno diverso. L’attività live che ha caratterizzato l’ultimo periodo della mia vita è venuta meno e da una parte ne sono stata rasserenata. Amo muovermi, amo suonare e fare concerti però necessito di spazi per fare altro, per leggere, studiare e soprattutto terminare il mio percorso universitario. Mi sono detta un anno fa che quest’anno lo avrei tenuto solo per me, per terminare gli studi e per favorire una mia crescita, non più solo musicale ma umana. In questi mesi ho letto tanto, ho sentito musica e con tanta calma sono finalmente riuscita a laurearmi. Questo non vuol dire che abbia abbandonato la chitarra, scrivere musica per rimane e rimarrà sempre un’attività, un motore importante e necessario. Ho scritto tanti brani nuovi e di cui sono molto soddisfatta.

2)            Volevo ritornare un attimo sulla laurea. Hai dichiarato che ti sei ritrovata a studiare alle tre di notte nel furgone della band. A preparare sessioni di esami nel bel mezzo di un tour. Come si fa a fare il musicista come professione e studiare per l’università contemporaneamente?

Per me la musica è tanto importante, di vitale. Ma direi una bugia se dicessi che è la priorità della mia vita. I libri e lo studio per me hanno sempre rappresentato qualcosa di imprescindibile. Non parlo solo di scuola e università, ma di un’attività di ricerca che puoi compiere tra le quattro mura di casa tua per una esigenza personale. Mi è dispiaciuto tanto non concludere un percorso che volevo tanto portare a termine, per cui avevo sprecato tante energie. Probabilmente così sono riuscita a far conciliare le cose. L’ho vissuta come una sfida con me stessa. La musica è santa ma sentivo l’esigenza e l’obbligo, con la forza, di fare altro. Nottate a studiare in furgone comprese.

3)            Quanta importanza ha avuto il mondo classico per la tua personalità, da donna e da artista?

Penso che la scelta della scuola superiore sia ancora più fondante della scelta universitaria. Sono anni in cui ti formi da individuo. Ho avuto la fortuna di frequentare un liceo classico con la sperimentazione linguistica (invece di fare greco ho studiato francese e tedesco). Una scuola dura, che ti costringeva a stare chiusa a casa a studiare. Ma ritengo che sia stata fondamentale per me. Aver studiato a 15 anni le tragedie greche e argomenti con determinati contenuti mi ha fatto del bene e credo che siano punti che difficilmente non colpiscono la sensibilità di chi ha il piacere di studiarle. Della profondità classica, della sua bellezza ci rimangono valori e significati anni dopo aver terminato il liceo. La sensibilità si costruisce negli anni della scuola e sarà fondamentale in ogni scelta che farai nella tua vita, il modo con cui ti estranierai dagli altri e il modo di approcciarsi.

4)            Grande fan di Pj Harvey, Joni Mitchell, Patti Smith. C’è differenza tra ciò che cerchi nella musica che ascolti e l’imprinting musicale che cerchi di dare a ciò che scrivi?

Ascolto tanta musica diversa da ciò che scrivo, sono una grande appassionata di reggae, probabilmente è il genere che ascolto di più negli ultimi anni. Eppure sentendo la mia musica si direbbe che c’è poco di quel mondo, o meglio, della forma di quel mondo. Invece esiste un tramite, un filo conduttore che lega ciò che scrivo a ciò che sento e penso che questa cosa sia il sentimento. Un sentimento che per me rappresenta l’urgenza di dire qualcosa. Non ho mai scritto un brano che non sia nato da una determinata esigenza. La morte della musica è la maniera. La progettualità è sicuramente importante, ma se viene meno l’impulsività e l’istinto trionfa il niente, che non permette la relazione con l’altro.

5)            Abbiamo parlato della musica, ma con Maria Antonietta non si può non parlare di testi. Volevo chiederti se pensi di avere ormai un tuo stile testuale ben marcato e preciso, e soprattutto cosa ami leggere. Ho letto su internet che sei una grande fan dei classici greci.

Non so se ho un mio stile, spero di sì. Avere uno stile proprio è la cosa più difficile. Leggo tante cose, sono molto compulsiva anche in questo e tendo ad alienarmi. Amo follemente i classici greci ma leggo anche tanto altro. Mi piace tantissimo la poesia confessionale, la poesia del novecento, una su tutte Sylvia Plath. Adoro anche tante poetesse italiane come Cristina Campo. Per non parlare dei russi, Dostoevskij è il mio scrittore preferito se dovessi dirne uno per quanto riguarda la prosa. Mi piace leggere anche tanti saggi sulla scienza, astronomia e storia medievale, che è la mia passione. Leggere significa catapultarti in altre vite, non farlo significa precludersi la possibilità di vivere altre vite. Paradossalmente vivere una vita parallela ti aiuta a vivere la tua vita reale, che è la cosa più difficile. Spesso non ci rendiamo conto di quanta fortuna abbiamo da possedere oggi biblioteche gratuite, secoli fa non era neanche lontanamente immaginabile.

6)            Un binomio essenziale al quale si pensa quando si sente un tuo brano, o ti si vede in concerto, è quello di donna e spiritualità. Viene spontaneo fare un riferimento a ciò che sta succedendo in questi giorni, anzi, è meglio dire in questi anni in Turchia. In cui c’è un grande senso di spiritualità, spesso troppa, spesso contaminata. Erdogan ha ridato vita all’obbligo di portare il burqa, per le donne islamiche, ha dichiarato più volte che il numero minimo di bambini da partorire è 3 figli e che uno stupro, se causato su un bambino o una bambina superiore a 12 anni di età non è considerabile pedofilia. Qual è il tuo punto di vista sulla questione turca e pensi che voi artisti abbiate il dovere e la possibilità di fare qualcosa?

Credo non esista una posizione personale sulla questione turca, come credo non esista una posizione politica, bensì umana. Gli schieramenti e le opinioni si azzerano quando si lucifera che qualcuno debba forzatamente indossare qualcosa piuttosto che qualcos’altro. Semplicemente inumanità, follia. Per quanto riguarda la mia posizione ci provo e ci ho sempre provato a riuscire a dare un piccolo esempio. Io sono una ragazza e potrebbe sembrare retorico ma non è affatto così. Prendiamo la nostra società, che sembrerebbe così alta e così evoluta rispetto ad altri contesti, come quello turco o a situazioni più esotiche. Le dinamiche barbare sono presenti anche nella nostra società, in uno stadio diverso, in una forma diversa però esistono eccome. Se da donna fai determinati versi, usi determinati verbi come per esempio “scopare”, ti riferisci a tue esperienze sessuali oppure presenti una situazione in modo crudo questo non è minimamente tollerato, soprattutto nel nostro paese. Non ritengo che sia un’isola di degrado in un paradiso, dico solo che è una tendenza che in atto. Mi ricordo quando uscì uno dei miei primi singoli ‘Quanto eri bello’. Non mi ritengo una trasgressiva, tantomeno una figura che destabilizzi. Anzi, all’epoca ero appena entrata nella scena musicale, ero pura, “vergine” in un certo senso. Mi ritrovai a leggere pagine e pagine di insulti sotto il video ufficiale di YouTube e ne rimasi male, perché ritenevo di non meritarle. Ora vivo tutto con più leggerezza perché me ne frego, ma mi rendo conto che una ragazza debole, con dei problemi o lacune famigliari, ne potrebbe soffrire. Spero di aiutare queste ragazze con le mie canzoni, il mio contributo deve garantire la speranza e sogno di riuscirci.

7)            Letizia, negli ultimi mesi ha più volte scritto sui social che stai dando vita al nuovo album. In base al materiale che hai ora, puoi raccontarci che tipo di album potrebbe essere? E soprattutto, sono costretto a chiedertelo sennò ricevo le minacce a casa, quando pensi che sarà pronto.

Dei brani che ho scritto sono tantissimo soddisfatta. La direzione la sto scoprendo pian piano, il tema dell’album sarà la rabbia. Il disco sarà molto sbruffone. La tempistica (ride ndr.)… sono molto scaramantica. Credo che tra fine dicembre e inizio gennaio nascerà.

8)            Volevo terminare citando un aneddoto che riguarda Pier Paolo Pasolini. Negli ultimi giorni di vita di Pasolini incontrò un giornalista di un noto quotidiano italiano che gli chiese, considerato il suo pessimismo sociale, antropologico ed esistenziale cosa gli rimanesse tra le mani. Pasolini rispose “Rimango io. Rimangono i miei libri, rimangono i miei film. Continuerei a fare film e a scrivere libri anche se fossi l’unico vivente al mondo. Per me non si tratta di comunicazione ma di sopravvivenza”. Ho trovato questo estratto molto concorde con la tua filosofia di scrittura e di vita, hai più volte dichiarato che scrivere ancora più di suonare è il tuo unico modo di comunicare. Maria Antonietta è quella porzione di Letizia Cesarini che le garantisce la sopravvivenza?

L’aneddoto è davvero molto bello.  Il concetto è profondamente vero. Oltre il feedback del mondo esterno, che è sicuramente importante e vitale, è molto onesto dire che continueresti a scrivere solamente per te stesso. Questo non è egoismo, ma un emblema di profondo altruismo. Vuol dire che scrivi con sincerità, senza alcun fine, perché ne senti l’esigenza e quindi ciò che arriva agli altri sei tu, ti rappresenta completamente ed è profondamente vero. L’unica cosa che conta in questo mondo è essere sinceri. Quando i fans capiscono la mia sincerità mi danno la più bella e importante soddisfazione che possa ricevere.

Qui il link del podcast dell’intervista.

ultimo aggiornamento:
Carlo Facente

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