Stazioni lunari, girotondo musicale al Carroponte

Enrica Tancioni
Vota questo articolo

stazioni lunari5Un girotondo musicale da un punto all’altro dell’universo. Dalle sonorità scanzonate di Max Gazzè, passando per il new wave degli ex Csi, al folk di Ginevra Di Marco. Transitando per la stazione del cantautorato di Brunori e Carmen Consoli. Così la tappa di Sesto San Giovanni di Stazioni lunari, spettacolo ideato 12 anni fa da Francesco Magnelli e Ginevra Di Marco, si apre allo spazio. Quello musicale in cui ogni strofa, ogni pezzo diventano il trait d’union dello spettacolo inteso come condivisione e partecipazione collettiva. Dalla propria stazione ogni protagonista può suonare, cantare, arrangiare e partecipare con un coro , o semplicemente con l’ascolto. In uno show che ha ripercorso la storia musicali degli artisti e della musica folk.

L’immensa Ginevra Di Marco apre lo spettacolo. Riscalda il pubblico e diventa il fil rouge  che coordina ogni canzone e ogni passaggio. Passa senza sosta da una stazione all’altra, cantando e muovendosi sul palco, come una dea capace di armonizzare stili e generi musicali diversi. Una moderna Minerva capace di influenzare le sonorità delle stazioni presenti sul palco.

stazioni lunari9Ed è proprio lei ad aprire il concerto con “Canzone arrabbiata”, pezzo le cui note preannunciano l’andamento di tutto lo show. Un richiamo ancestrale alla musica e al popolo che resiste e combatte. Come nei cori di Malarazza che trascina il pubblico in un turbinio di danze. Ma lei va oltre, intona le note di Les Tziganes di Leo Ferrè, pezzo presente nell’album del 2006 Stazioni lunari  prende terra a Puerto Libre,  e Annarella degli Csi. E anche se l’assenza di Giovanni Lindo Ferretti, frontman dei Cccp e Csi, pesa per qualche secondo, la regina del folk riesce a interpretare il pezzo con anima e passione. E se è vero che la Luna influenza il ciclo vitale, è anche vero che Ginevra Di Marco riesce a condurre lo spettacolo. A unire i generi diversi rappresentati dagli artisti presenti sul palco e dalle rappresentazioni sceniche delle stazioni che mutano a ogni passaggio. Tra una stazione e l’altra il sound cambia, così come il tema scelto. Perché se da una parte il fulcro del pezzo diventa l’amore e la passione, dall’altra le sfumature si tingono dei colori del mondo con i pezzi che narrano storie di viaggi e di ricordi che passano dall’atmosfera da falò sulla spiaggia al folk e al punk.

stazioni lunari10Anche grazie al basso di Gazzè che tra un pezzo e l’altro da sfogo alla sua anima sociale. Parlando di zanzare che ruotano intorno ai microfoni, dell’app Pokemon Go dicendo a un uomo nel pubblico di “stare fermo. Sulla sua spalla c’è un pokemon raro”. Parla anche della meraviglia di suonare il basso con l’ex Csi. “Per me è un grande  onore suonare il basso con Gianni Maroccolo. Da ragazzo ascoltavo sempre i Csi”, dice il cantante romano mentre inizia a intonare l’inizio del suo pezzo. E parla della musica italiana, decidendono di interpretare un pezzo di Domenico Modugno, su testo di Pier Paolo Paolini, Cosa sono le nuvole. E in quel momento la platea si zittisce. Ascolta incantata. Grande mattatore della serata Gazzè annuncia il brano La vita com’è dicendo di volerla fare in una versione da “parcheggiatore”. E proprio in quel momento parte la partecipazione scanzonata degli artisti. Mentre le sonorità balcaniche prendono il sopravvento, proprio in onore al tema di partecipazione mostrato sul palco. Ma il cantante romano riesce a far ballare il pubblico con Cara Valentina e Sotto casa, mentre il palco si accende di luci e stelle. Le stesse che il pubblico vorrebbe ascoltare da Brunori. Ma lui no, decide di intonare Come stai, Rosa e Guardia 82, pezzi che l’hanno reso famoso.

stazioni lunari3Ma il cantante cosentino, stretto in una mise semplice e adornato semplicemente di una chitarra, infiamma la platea con una versione più acustica di Io sto bene, in cui Gianni Maroccolo si destreggia  tra le note del basso. Stessa sorte per Giorgio Canali che, chitarra in pugno, accende una sigaretta dopo l’altra. Lasciando sul palco un alone grigio in netta contrapposizione all’atmosfera creata che profuma di passione.  Ma è Massimo Zamboni a regalare una versione scanzonata di Oh, battagliero in cui scivola tra una nota e una parola fino a coinvolgere il pubblico. Come nella versione più folk di Amandoti, affidata alla cantantessa. Lei, che dall’altro della sua stazione, riesce a ipnotizzare il pubblico conducendolo per mano nel girotondo musicale.  Lo show, che in senso orario passa da una stazione all’altra, è arricchito dalle note di Carmen Consoli che intona Fiori d’arancio, L’eccezione o L’abitudine di tornare, mentre regala un perfetto contro canto in Tabula rasa.

stazioni lunariCosì succede che le stazioni lunari riescano a creare un suono magico. Un mix di musica e passione che traspare in particolare dalla presenza sul palco degli ex componenti dei Csi. A dimostrazione che quando si uniscono anime diverse e nessuna si contrappone sull’altra l’atmosfera è quella di un viaggio sonoro. Di un girotondo musicale incapace di essere dimenticato. Perché “così vanno le cose e così devono andare…”, come cantano insieme sulle note di Fuochi nella notte.

ultimo aggiornamento:
Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

MENU