The Cure a Milano, due ore di musica tra vita e morte

Enrica Tancioni
The Cure a Milano, due ore di musica tra vita e morte 1 : 4.00/5

cure7Il nero degli abiti. Il nero dei capelli, in una rivisitazione di Edward mani di forbice. Il nero della matita sbavata. Il bianco del cerone in viso e il rosso fuoco sulle labbra. In un contrasto musicale che si gioca tra vita e morte. La serenità conquistata e la visione oscura dell’esistenza cui si fonda la poetica di Robert Smith. Ed è proprio il contrasto ad andare in scena a Milano per la seconda data del tour 2016 dai Cure, la lotta tra i brani commerciali estratti da Head on the Door e i pezzi oscuri in cui poter scorgere l’abisso, l’unico luogo capace di far vedere la visione dark del cantante che si incastona perfettamente con i suoni new wave della band.

E il pubblico al Forum di Assago si immerge nel buio, nell’incubo e nella visione onirica di Robert Smith, quando tenta di far dormire le centinaia di persone con la famosa “ninna nanna”: “Be still be calm be quiet now my precious, Boy don’t struggle like that or I will only love, You more for it’s much too late to get away or Turn on the light the spiderman is having you for dinner tonight“, o quando cerca la strada per la salvezza nella Foresta intonando le parole: “See into the dark, just follow your eyes” e: “The sound is deep, in the dark, I hear her voice”. Ma le sfumature dark lasciano spesso spazio agli altri “colori” dei Cure. Quelli tanto odiati, perché legati al mainstream e al commerciale. Robert Smith non dimentica le proprie origini, ma non tralascia neanche i pezzi che hanno fatto conoscere la band al mondo. Così tra le canzoni di Wish e Disintegration, i Cure suonano le hit degli anni 80, quelle estratte dall’album The Head on the Door. In un tripudio di canti e balli tali da fare invidia ai concerti pop di Rihanna e Beyoncè.

Il 2 novembre, e in tutte le date italiane, i Cure hanno dimostrato di essere ancora una presenza importante per la musica. Non solo dark, ma anche rock. Hanno dimostrato di essere una band capace di inventare nuovi modi per andare in scena e portare sul palco il mondo oscuro, cucito addosso al leader, ma tinto di sonorità popolari.  Gli amanti della trilogia dark (Three Imaginary Boys, Pornography e Disintegration) forse alzano gli occhi al cielo in attesa dell’oscurità, ma i Cure sono anche questo. Sono vita e morte, pop e dark.

cure2Ecco perché incantano con i pezzi oscuri come Three Imaginary Boys, Closedown, Boys Don’t Cry, A Forest, e con le canzoni pop come Why I Can’t Be with You?, In Between Days, con Lovecats, brano uscito dalla visione più goliardica e cabarettistica del frontman, ma anche Friday I’m in Love, Lovesong e Pictures of You. La scaletta racconta la storia dei Cure, narra le visioni e le insicurezze di Robert Smith, fotografa la gioia di vivere tanto del leader, quanto del pubblico. In un’osmosi perfetta di brani che fa sussultare e poi piangere.

È un perfetto album dal vivo, organico, dinamico e pulsante. Al suo interno c’è tutto quello che i Cure sono e sono stati, i brani new wave e quelli della seconda grande trilogia della loro carriera (The Head On The Door, Kiss Me Kiss Me Kiss Me e Disintegration). Questi tre full-length  diventano il fulcro intorno al quale far ruotare l’intero concerto, con incursioni dark e dinamiche solari avvolte tuttavia nell’ombra. Quella stessa ombra emersa grazie al gioco di luci. La scenografia è minimal, perché fatta esclusivamente da cinque pannelli che  accompagnano  i suoni in un viaggio onirico, fatto di visioni e incubi. A incorniciare l’atmosfera ci sono le luci che proiettano e si proiettano sul pubblico e sulla band, quasi volessero segnare la strada per uscire dall’incubo.

Si parte con Out of this World, per poi lasciare spazio al romanticismo di Pictures of you e dare largo sfogo ai pezzi dell’album più commerciale dei Cure. Tra un brano noto e l’altro, la band riesce  a inserire i pezzi di Seventeen second, di Wish, ma anche del primo disco. In una danza continua e perfetta capace di far commuovere, sorridere e volare in alto. Come nel brano Burn, colonna sonora del Corvo, in cui sembra di vedere Brandon Lee aleggiare sul palco e tra il pubblico, in compagnia delle chitarre distorte e del rullo della batteria. I Cure portano sul palco anche un inedito, Step Into the Light eseguita per la prima volta a New Orleans, stesso luogo in cui ripropongono live dopo 29 anni All I Want, brano eseguito anche al Forum di Assago.

cure5Ma se nelle prime tre date italiane la band di Robert Smith incanta con quasi tre ore di concerto, la seconda tappa milanese regala due ore e 15 minuti di incursioni ritmiche e visioni dark. Proprio come il contrasto che ha sempre segnato la vita e la musica del leader della band di Blackpool. Dopo 4 anni i Cure ritornano a Milano, e lo fanno in una formazione rivista e corretta, in cui tutto ruota intorno al carisma di Robert Smith, unico fondatore del gruppo rimasto a calcare le scene.  Un Tim Burton musicale capace di creare universi onirici carichi di amore, come “Whenever I’m alone with you, You make me feel like I am young again, Whenever I’m alone with you, You make me feel like I am fun again”, o “Remembering you standing quiet in the rain, As I ran to your heart to be near, And we kissed as the sky fell in Holding you close, How I always held close in your fear, Remembering you running soft through the night, You were bigger and brighter and wider than snow, And screamed at the make-believe, Screamed at the sky And you finally found all your courage To let it all go”.

cure4Due ore che passano in fretta, mentre il Tim Burton della musica si chiude in un abbraccio solitario, poco prima di allargare la braccia e librarsi in un volo immaginario. Mentre quel misterioso uomo sorride, come se una maschera di cerone bianco e rossetto rosso potesse nascondere la sua anima al mondo intero.

Setlist

Out of This World

Pictures of You

Closedown

Lullaby

The Perfect Girl

All I Want

The Baby Screams

Push

In Between Days

Boys Don’t Cry

Kyoto Song

Lovesong

Just Like Heaven

The Last Day of Summer

From the Edge of the Deep Green Sea

Bloodflowers

Encore:

Step Into the Light

Want

Never Enough

Burn

Encore 2:

Three Imaginary Boys

Play for Today

A Forest

The Lovecats

Friday I’m in Love

Close to Me

Why Can’t I Be You?

ultimo aggiornamento:
Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

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