Il carisma di PJ Harvey sul palco dell’Alcatraz di Milano

Melania
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pj-harvey6Sale sul parco armata di sassofono e accompagnata da una banda. Così tra i suoni di una marcia militare PJ Harvey entra in scena e da inizio al suo spettacolo. Cattivo e duro, come i testi dell’ultima fatica discografica, The Hope Sex Demolition Project  in cui la critica al Governo americano è l’asse portante del disco. Quella critica andata in scena il 23 ottobre all’Alcatraz di Milano, dove la regina del rock, definita la vera e unica erede di Patti Smith, da sfogo alla propria visione governativa e musicale.  Il nono album in studio nasce e si sviluppa nell’arco di quattro anni e a seguito di vari viaggi tra il Kosovo, l’Afghanistan e Washington. Ed è proprio quest’ultima a suggerire il titolo del disco, dal momento che richiama il progetto Hope VI tramite il quale il governo degli Stati Uniti ha demolito gli alloggi pubblici dei quartieri più poveri della città per far spazio a nuovi nuclei abitativi e a una nuova assegnazione delle abitazioni, situazione che ha creato molti disagi alle famiglie meno abbienti. E che ha spinto Pj Harvey a raccontare.

pj-harvey1Un concerto duro, ipnotico, e sincopato in cui PJ Harvey riesce a creare un’identità musicale ben definita. Apre con Chain of keys, una marcia capace di guidare “militarmente” le emozioni più dark del pubblico e della band per poi finire in un canto ortodosso, con richiami continui alla musica di Nick Cave, come emerso nel pezzo The Ministry of Defence, in cui la regina del rock strizza l’occhio alla musica del cantautore australiano per poi lasciare spazio a un blues ricco degli elementi tipici della santeria, le voci degli stregoni /musicisti che si intersecano in un unico coro e  i fiati che richiamano alla mente la musica di Alice Coltrane. In un put pourri di suoni che riescono a raccontare la nuova evoluzione della cantante.  Quell’evoluzione che si manifesta in The Community of Hope, pezzo dalla melodia solare che tuttavia polemizza contro il progetto Hope. Mentre in A Line In The Sand la cantante e la band riescono creare una sorta di tappeto tribale capace di portare il pubblico in una spirale ipnotica fatta di sperimentazioni tipiche della world music, grazie anche all’apporto della band e degli italianissimi Enrico Gabrieli e Alessandro Stefana. Il suono del concerto all’Alcatraz e del disco si sviluppa quindi sull’asse Italia  – America, in una specie di patto musicale in cui il suono pieno di elementi d’orchestra tipico della musica italiana si interseca con il folk e il rock americano. E il risultato è un concerto sincopato in cui ogni elemento ha la sua giusta posizione. E se la storia americana viene raccontata da una parte con la ballata Dollar Dollar in cui il suono lascia spazio ai rumori della città, dall’altra si tinge dei colori musicali di Patti Smith e dei Doors i River Anacostia. Il pezzo, riferito al fiume che scorre a Washington,  disegna melodie e accordi che toccano l’apice con il ritornello quasi epico che finisce per riprendere il ritmo tribale dei canti spiritual degli schiavi delle piantagioni americane.

pj-harveyFlirt con la world music evidente anche in Near The Memorials to Vietnam and Lincoln, in cui il pezzo caratterizzato da un sapore andino fa danzare la voce di Polly Jean in modo delicato e mai banale.  Neanche nell’interpretazione dei pezzi storici come 50ft Queenie, Down by the Water e To Bring you My Love, manifesti storici della vecchia musicale di Pj Harvey. Sì, perché Pj Harvey è cresciuta e ha deciso di raccontare in musica le proprie esperienze e l’attualità. Il tutto condito dai suoni tipici della banda . La stessa che all’Alcatraz ha sperimentato e giocato, accompagnano con gli strumenti e con la voce i pezzi dell’ultimo album in studio.

In fondo Pj Harvey oltre ad essere una cantante e una grande interprete, è anche una cronista. Lo dimostra nell’ultimo lavoro in studio e nel libro nato dai viaggi in Afghanistan e Washington, in cui l’esigenza di mettere su carta quanto visto è così forte da decidere di accompagnare il progetto The Hollow oh the Hand con una raccolta di immagini e versi creata in collaborazione con il fotografo/regista Seamus Murphy.

Setlist

Chain of Keys

The Ministry of Defence

The Community of Hope

The Orange Monkey

A Line in the Sand

Let England Shake

The Words That Maketh Murder

The Glorious Land

Medicinals

When Under Ether

Dollar, Dollar

The Devil

The Wheel

The Ministry of Social Affairs

50ft Queenie

Down by the Water

To Bring You My Love

Encore:

Near the Memorials to Vietnam and Lincoln

The Last Living Rose

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