Iosonouncane sul palco di Csi

Melania
Iosonouncane sul palco di Csi 1 : 5.00/5

Foto di Melania Tesoriere

Foto di Melania Tesoriere

 

Non chiamatelo cantautore o musicista elettronico. Perché lui Iosonouncane, all’anagrafe Jacopo Incani, non ama le etichette e le categorie. Ama la musica, i suoni, le chitarre, ma anche i campionatori e la musica elettronica. Elementi emersi in occasione della puntata di Csi (Casa suonatori indipendenti), fortunato programma di musica a cura di Emanuela La Franco in onda su un circuito di televisioni regionali in tutta Italia: Esperia TV, Trm Art, Sud TV, Cafè Tv 24, Videonord, Umbria TV.

E nella session acustica, con cui Jacopo sta portando l’ultimo disco in giro per l’Italia, ha cantato, ha risposto alle domande dei giornalisti intervenuti nella trasmissione. E ha parlato del proprio disco e della propria visione musicale che è il perfetto connubio di musica d’autore campionata su più livelli, intarsiata di loop stratificati di canti corali sardi e voci femminili, con manipolazioni sonore inflitte su chitarre, fiati, tastiere e percussioni. Mix che si arricchisce della centrifuga di elettronica, pop, sperimentazione, drone, folk e psychedelia. Nella session ha interpretato Carne, Buio, la cover di Vedrai, vedrai di Luigi Tenco, autore che Jacopo Incani ama suonare. In un fil rouge che unisce la bellezza dei cantautori e la sperimentazione della musica elettronica.

iosonouncane16Così la seconda fatica da solista di Iosonouncane, Die, si espande nella dimensione sonora del concept album. L’album, uscito lo scorso marzo, racconta la storia di un uomo e una donna. Lui è in mezzo al mare e ha paura di morire. Lei, invece dalla terraferma, osserva gli scoppi di burrasca al largo, con il timore di non rivedere mai più l’uomo. Strutturato in sei parti, con due brani corali (Tanca e Mandria) ad aprire e chiudere il disco, e quattro brani centrali (Stormi, Buio, Carne e Paesaggio) sviluppati dalla prospettiva di lui e di lei, l’album è la fotografia delle distanza che si dipana dai pensieri dei due protagonisti che dialogano, interloquiscono tra loro e conducono l’ascoltatore in un’atmosfera fatta di tragedia e nichilismo. Il tutto decorato da diversi generi musicali, l’elettronica, il cantautorato, il prog rock, la musica etnica. In un’osmosi perfetta di suoni e mix che finisce per rendere l’intero lavoro omogeneo e ricco di coerenza.

E Die, che esce a distanza di anni dalla sua prima fatica La Macarena per Roma, è  intriso delle immagini e dei suoni della Sardegna. Dopo più di 250 concerti in giro per l’Italia e ore di lavoro in un call center. “Alla fine del tour ero stanco – ha detto Jacopo sul palco di Csi – sia fisicamente che umanamente. Ho viaggiato molto e ho passato troppo tempo da solo”. Ecco perché di ritorno alla sua Bologna, Iosonouncane si è posto diverse domande, “ho fatto un bilancio. Suono da quando ho 14 anni, ma soltanto negli ultimi 2 o 3 anni ho avuto la percezione di ciò che significa fare musica per mestiere. Mi sono chiesto se e in che condizione volessi tornare a fare questa vita”.

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Foto di Melania Tesoriere

Quindi il viaggio in Sardegna, a Buggerru nella terra dei pescatori e dei minatori. “Sono rimasto a casa per un anno e in questo periodo ho rotto tutti i ponti con il mondo. Non ho risposto al telefono e non ho aperto i social network”. Ha lavorato in campagna con lo zio, per recuperare le proprie origini e la propria visione. Proprio in Sardegna ha buttato giù piccoli frammenti, ma non chiamatelo disco sulla Sardegna, perché se è vero che richiama la regione di nascita dell’autore, è anche vero che Die si candida come “disco arcaico”. Album che, privo dei legami con la visione attuale, intende mettere “in scena un canovaccio tradizionale, così assoluto e svincolato dal tempo della narrazione, da essere attuale”. In fondo la Sardegna ha formato lo sguardo di Jacopo e ha creato quella cha chiamato “la dimensione spirituale”. Nel disco, in cui persistono diversi influssi, dai canti popolari sardi a quelli mongoli, Jacopo ha recuperato “il rapporto istintivo con la realtà” nella visione della “distanza, profondità di campo, assenze, presenze ciò che vive e ciò che muore. In Die  – continua Iosonouncane dal palco di Csi – avevo un bisogno di affermare con prepotenza la mia identità e la mia libertà di non essere un cantautore o un musicista, ma l’idea che ho”.

Un lavoro lungo e fortemente pensato, che, ottenendo la candidatura alla Targa Tenco nella categoria “album dell’anno”, ha visto la presenza di Bruno Germano  e Paolo Angeli. Il primo ha registrato al Vacuum Studio di Bologna la sezione fiati, tutte le percussioni, le voci, l’organo, il pianoforte, i sintetizzatori, la chitarra slide, le chitarre acustiche e classiche. Mentre Paolo Angeli ha registrato la sua chitarra sarda preparata al AMP Home studio di Barcellona.

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Foto di Melania Tesoriere

“Il lavoro di Bruno è stato fondamentale e salvifico, perché mi ha permesso di sfoltire le oltre 130 tracce registrate in Sardegna e mixarlo in 30 giorni di lavoro”. In Buio, pezzo centrale dell’album, Angeli suona uno strumento che si trova a metà strada tra chitarra, violoncello e batteria.  Una chitarra sarda preparata che finisce per impreziosire una delle tracce più intense dell’intero album in cui la musica tradizionale e le sperimentazioni sonore convivono in un lungo flusso musicale racchiuso in una sola parola: Die.

La puntata di Csi (qui il link sul canale youtube) è stata mandata in televisione su Esperia TV, Trm Art, Sud TV, Cafè Tv 24, Videonord, Umbria TV.  Mentre radiobarrio.it e radioflo realizzeranno uno speciale radiofonico. Sabato 13 febbraio alle 11 Alfredo Lucente dedicherà la puntata di Osteria Pivano al musicista sardo.

Crediti del programma

Produzione : Esperia TV

Regia : Vincenzo Belvedere

Direttore fotografia : Martino Cardamone

Direttore Tecnico : Cristian Minea

Cameramen : Carmine Scerbo, Alessandro De Luca, Cristian Minea

Addetto Stampa : Dacia Palmerino

Fotoreporter : Melania Tesoriere

 

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