Patti Smith, nostra signora del rock

Enrica Tancioni
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patti smith2Dolente, febbrile e rabbiosa
. Ma anche dolce e spirituale. Patti Smith, nostra signora del rock arriva a Catanzaro e incanta il pubblico del Politeama. Due ore di musica e parole in un unico file rouge: l’amore. Quello per Fred (Smith, il marito scomparso nel 1994), per i figli (Jessica Paris e Jackson che suonano con lei sul palco) e per gli amici scomparsi troppo presto, come Lou Reed al quale dedica “Perfect day”. Un amore che travalica i confini di tempo e di spazio e che si radica nella dedica a John Lennon (per il trentaquattresimo anniversario del suo assassinio) con “Beautiful boy” e ad Amy Winehouse, alla cui memoria dedica l’accorato requiem “This Is The Girl”.

Con i piedi ben piantati  nel rock’n’roll la sacerdotessa Maudit reinterpreta in chiave acustica i successi di due generazioni. Perché se è vero che ha mosso i suoi primi passi 40 anni fa, è anche vero che le sue canzoni riescono a coinvolgere il pubblico più giovane. Uno spettacolo scarno, semplice, ma intenso, in cui la parola d’ordine è una sola: la musica. “Per noi – ha detto Patti Smith – la musica non è un modo per far soldi, per ribellarsi ai genitori, per divertirsi o stupire: è un modo per dire che Fred è ancora vivo: è per questo che siamo in Italia”. E proprio in Italia ha portato con sé le bozze del suo secondo libro, in uscita nel 2015. Un testo nel quale esprime il suo pensiero sulla vita e che definisce “un libro del tempo presente”.

Foto di Andreea Iftode

Foto di Andreea Iftode

A metà strada tra un’oscura sacerdotessa e una pasionaria politica, Patti è emersa con il suo carisma e la sua presenza scenica. Balla, legge, parla con il pubblico spiegando il leit motiv del tour acustico portato in giro per il bel paese. “Suonare in Italia con i miei figli – ha dichiarato più volte la cantante – è il modo migliore per ricordare Fred: questo è un Paese in cui la famiglia continua ad avere un ruolo fondamentale nella società”. Quel ruolo che la pasionaria racconta. Presentando i figli e dedicandogli pezzi di storia.

Il 10 dicembre al Politeama il pubblico ha la sua età, canta sotto il palco “Because the night”, “People have the power”, per poi ascoltare in una trans spirituale le parole della cantante che ripropone in due ore di concerto il suo vasto repertorio. Patti condivide uno spazio intimo e familiare con gli oltre 700 paganti arrivati al Politeama e con le persone che le sono vicine tanto artisticamente, quanto nella vita. Poco importa se sbaglia l’attacco della canzone, se la figlia si alza dal pianoforte perché troppo emozionata,  e se lei, la sacerdotessa maudit si scusa per i piccoli errori, perché Patti, l’amica di Andy Warhol e Robert Mappelthorpe riesce a emozionare. Tanto con i pezzi dell’ultimo album “Banga”, pubblicato due anni fa e dedicato a personaggi storici o della contemporaneità, quanto con le canzoni storiche. “Gloria” di Van Morrison interpretata a sorpresa, perché richiesta dal pubblico, una poesia incastonata in sonorità blues, “A love supreme” di John Coltrane intonata in occasione dei “50 anni dalla sua scomparsa”. In “Redondo Beach” canta il suicidio di una ragazza, con ritmo reggae addolcito dalla chiave acustica scelta per il mood del concerto, regala nove minuti di “Birdland” che, scritta sulla base del racconto di Peter Reich, narra la storia di bambino che vede a bordo di un’astronave il padre morto da tempo.

La scaletta

La scaletta

I riferimenti storici sono i cantici di Allen Ginsberg, la recitazione jazz di Jack Kerouac, le liriche di Williams Burroughs, riferimenti presenti al Politeama dove propone per la seconda volta “The cradle song”, brano in onore della Vergine Maria. Perché Patti Smith incarna il credo cristiano, non a caso indossa un crocifisso di legno, abbinato a jeans chiari e anfibi neri. Un credo tuttavia interpretato in modo “dissacrante”, è lei che afferma in più interviste che  “Gesù è morto per i peccati di qualcun altro, non per i miei” e che “i miei peccati sono solo miei: mi appartengono”.  L’atmosfera natalizia è alle porte, così da suggerire l’amarcord presleyano di “Blue Christmas”.

Il climax “mistico” del concerto si concentra nei quasi cinque minuti di “Pissing In A River”, un’elegia cupa e solenne, che si snoda tra l’apertura melodica, e i cori minacciosi. Poi è la volta di “Ghost Dance“, incentrata sul dramma e sulla “resurrezione” dei nativi americani. Patti decide di aprire con la canzone dedicata a “Sonic” “Frederick”, brano contenuto nell’album Wave. Amore allo stato puro per l’uomo della sua vita.

Innamorata dell’Italia, Patti Smith – che dopo la tappa catanzarese sarà a Roma, per il tradizionale concerto di Natale che si terrà all’Auditorium della Conciliazione – afferma che questo concerto è dedicato a suo marito Fred, morto vent’anni fa. E si scusa di non conoscere la lingua italiana, mancanza che tuttavia non riesce a offuscare la bellezza della sua voce e l’interpretazione. I suoi ululati da belva in gabbia si ammorbidiscono per lasciare spazio a un’interpretazione più intima. Tanto che a fine concerto chiama sotto il palco il pubblico, stringe le mani dei fan e fa salire il tecnico delle luci e un ragazzo. Tutti insieme per suonare “People have the power”.

 

A cura di Davide Otranto, Vincenzo Sorrentino, Alessandra Basso ed Enrica Tancioni

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Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

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