Live Report: Pearl Jam a San Siro

Enrica Tancioni
Live Report: Pearl Jam a San Siro 1 : 5.00/5

La scaletta del concerto del 20 giugno

La scaletta del concerto del 20 giugno

C’è sempre una prima volta. E se è fatta di un pubblico di 60.000 persone e di tre ore di concerto per 34 pezzi in scaletta, le parole d’ordine sono: Pearl Jam a San Siro. Il 20 giugno la band di Seattle si è esibita al Meazza, la prima volta da protagonista nel tempio musicale del Boss che lo scorso gennaio ha triplicato le date milanesi e di Vasco Rossi. Nel 1992 il gruppo grunge ha aperto il concerto degli U2, ma da allora tanto è cambiato. Ventiquattro anni di carriera e più di 600.000 copie vendute in tutto il mondo.

Sold out dopo poche ore, il concerto di Eddie Vedder & company ha entusiasmato il pubblico. Nessun lancio da tralicci o surfing tra i fan adoranti, ma un concerto diretto, essenziale fatto di una scenografia scarna che ha ripreso l’immagine della cover dell’ultimo album “Lighting Bolt”. Un allestimento fatto di maxi schermi in bianco e nero e luci secche. E una scaletta costruita pezzi che hanno scritto la storia del grunge e della storia della musica e suoni  asciutti. Mai esagerati. Perché i Pearl Jam sono cresciuti. Il rapporto con il pubblico è passato da selvaggio e viscerale a cerebrale. Vedder ha appeso la camicia di flanella per indossare una t-shirt blu con il numero 39.

Uno scatto del concerto a San Siro. Foto di Pericle Tancioni

Uno scatto del concerto a San Siro. Foto di Pericle Tancioni

Chitarra in una mano e bottiglia di vino nell’altra ha incantato il pubblico con le note di Even Flow, Black e Just Breathe, pezzo che ha dedicato alla seconda moglie, presente nelle prime file dello stadio milanese. Ed Eddie la conosce bene Milano, è la città in cui ha detto di “essere stato investito da un treno” (nella città milanese ha divorziato dalla prima moglie sposata in Campidoglio nel 1994) e di essere rinato. Proprio lì, nella capitale della moda, dove ha incontrato l’attuale compagna Jill McCormick, a cui ha detto: “Io sono Diabolik e tu sei la mia Eva Kant”. E poi ancora l’amore spassionato per il belpaese “penso che potremmo trasferirci qui”, ha detto Vedder. Un amore espresso nella canzone MFC, composta da Eddie a Roma nel 1992.

Una passione per l’Italia che il frontman della band di Seattle ha ribadito più volte. Durante il sound check, forse ispirato da Mick Jagger che prima della finale dei Mondiali di calcio del 1982 si è presentato al Comunale di Torino con la maglia numero 20 di Paolo Rossi, Vedder ha indossato la maglia numero 10 di Antonio Cassano. E a pochi minuti dall’inizio della partita tra Italia e Costa Rica ha intonato in chiave totalmente acustica Porch, bottiglia di vino in mano e occhiali da sole. Il rammarico per la sconfitta degli Azzurri è stato subito sostituito dall’inizio del concerto.

Uno scatto del concerto di San Siro. Foto di Emanuela Tancioni

Uno scatto del concerto di San Siro. Foto di Emanuela Tancioni

A Milano il sole è ancora alto e i Pearl Jam sono saliti sul palco aprendo con Release e Nothingman. Poi il boato dei 60.000 presenti alle prime note del secondo singolo estratto dall’ultimo album: Sirens.  Dopo Corduroy Vedder ha preso un foglio in mano. E ha parlato. Ha detto di aver fatto “brutti sogni. Tante brutte visioni” così da aver “paura di chiudere gli occhi. Penso  – ha proseguito il frontman della band – di aver letto troppi giornali, ma adesso che vi guardo e vedo tutti voi qui a Milano, è un  grande sogno. Grazie a tutti!”. Un sogno di tre ore in cui Vedder, Stone Gossard, Mike McReady, Jeff Ament e Matt Cameron hanno incantato i 60.000 presenti. Hanno riarrangiato senza sbavature i  pezzi storici come Given to Fly, Daughter, Jeremy, Better Man, Do the Evolution, Alive e gli estratti dall’ultimo lavoro (solo quattro in scaletta) come Lighting Bolt, Sirens, Mind Your Manners e Swallowed Whole. D’altronde i ragazzi del grunge sono famosi per sovvertire le scalette. E i pezzi eseguiti durante il tour europeo non sono stati riproposti a Milano, dove invece è stato lasciato largo spazio alle canzoni storiche. E la protagonista è stata la musica, in particolar modo i brani pescati da album amati come Vitalogy, No Code, Vs e Ten. Le 34 canzoni che fra b-side (Sad) e perle soliste (Setting Forth dalla colonna sonora di Into the Wild), chicche storiche (Chloe Dancer/Crown of Thorns dei Mother Love Bone, prima incarnazione del gruppo senza Vedder) e cover inattese (Let It Go dal cartoon Disney Frozen) hanno regalato grandi emozioni.

Il concerto a San Siro. Foto di Emanuela Tancioni

Il concerto a San Siro. Foto di Emanuela Tancioni

Vedder, 50 anni a dicembre, è stato il leader carismatico che nessuno si sarebbe mai aspettato. Lontano dalle luci della ribalta e riservato per natura, ha raccontato in inglese e in un italiano maccheronico la sua storia e quella del gruppo. Frasi commosse che hanno messo in evidenza la grande emozione di suonare su un grande palco.  Ha poi siglato la fine del primo grande concerto da rockstar con una cover di Rocking in the Free World di Neil Young e la frase: “Fintanto che riusciremo ad andare d’accordo almeno per una serata, noi vinceremo contro tutto”. E i Pearl Jam hanno sicuramente vinto.

Sommario
Titolo
Live Report: Perl Jam a San Siro
Descrizione
Il 20 giugno la band di Seattle si è esibita a San Siro. Tre ore di concerto per 34 pezzi hanno deliziato i 60.000 fan accorsi per Eddie Vedder e soci.

ultimo aggiornamento:
Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

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