Piombo, polvere e chitarre per Il Pan del diavolo

Enrica Tancioni
Piombo, polvere e chitarre per Il Pan del diavolo 2 : 2.50/5

pan del diavolo2 folkPiombo, polvere e chitarre. Non elettriche, ma acustiche e “condite” dai suoni della gran cassa che è riuscita a creare un suono caldo e potente. Sono questi gli elementi del duo acustico made in Palermo, Il Pan del diavolo, che venerdì 29 aprile si è esibito al circolo Arci Ohibò. E se l’America è uno stato mentale, perché fatto di suoni folk e dimensioni intime, il duo è riuscito a portarlo in scena. Sì, perché il richiamo al viaggio è molto evidente, proprio grazie all’idea di mixare il III album, Folkrockaboom (uscito a giugno 2014) in Arizona da Craig Schumacher. Ma l’aspetto americano lascia spazio al folk popolare italiano, con continui passaggi al rock e al cantautorato. Per uno show ricco di sonorità e partecipazione. Sì, perché venerdì sera il pubblico ha pogato, ha ballato e cantato a squarciagola i testi del gruppo. In un micro clima che potrebbe essere considerato tropicale.

pan diavolo folkNessun dialogo e nessun fronzolo per l’esibizione milanese, ma solo musica. Quella delle chitarre e della grancassa. A parlare sono stati la musica e i testi che, ricchi di Sicilia e storie personali, hanno aperto le porte alla visione del duo: Pietro Alessando Alosi (voce, chitarra e grancassa) e Gianluca Bartolo (chitarra e seconda voce). Due chitarre e una grancassa che mettono in scena il concetto di less is more. Sano rock, ben suonato e più che sufficiente ad accendere il pubblico. Grazie ai pezzi storici, come Il centauro, Folkrockaboom, title track dell’ultimo album. In un mix fatto di stornelli, alternati a manciate di parole e suoni ripetuti e ossessivi come una fitta al petto. In un viaggio metaforico scandito dal suono delle chitarre che richiamano le vibrazioni degli zoccoli sulla terra rossa. Le sonorità sono composte da sudore e sabbia e innamoramenti, ma se “Mezzanotte” incarna la cattiveria del postpunk, Mediterraneo sembra la colonna sonora di un film western in cui si mescola l’idea del viaggio e delle infinite cavalcate.

Ad aprire il concerto all’Ohibò è un altro musicista, anche lui palermitano, Cappadonia. L’album, uscito lo scorso 22 aprile, che ha visto la collaborazione di Pietro Alessandro Alosi. Anche lui sul palco con il cantautore e i musicisti, per dare vita a uno show ricco di sonorità. Sì, perché l’album di Cappadonia, Orecchie da elefante nasce dalle esperienze musicali dell’autore che ha calcato i palchi con i Sick Tamburo e Gli Avvoltoi. Un disco in cui Cappadonia ha messo “tutti i colori, dal buio profondo alla luce più chiara, le radici musicali e tutte le strade che ho percorso”. Così l’esibizione al circolo Arci Ohibò si carica di sonorità folk magistralmente mixate con il rock statunitense, e condite da testi che su stessa affermazione dell’autore incoraggiano “a sognare”, dal momento che le Orecchie da Elefante si possono trasformare in ali per non rimanere pesi da trasportare fisicamente.

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Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

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