Stereophonics, live report all’Alcatraz di Milano

Enrica Tancioni
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stereophonics9Da Mr Writer sono passati 20 anni. Due decadi di Stereophonics, di grande musica e ottime interpretazioni sul palco. Venti anni di cover e di mix musicali fatti da indie pop britannico con incursioni squisitamente rock. Così ieri sera gli Stereophonics hanno portato in scena gli ultimi 20 anni. E non solo. Perché hanno interpretato i pezzi del nuovo album “Keep the village alive”. Ma se l’ultimo disco non ha propriamente brillato per innovazione e originalità, le canzoni scelte hanno infiammato il pubblico. E all’Alcatraz di Milano la gente si è emozionato, certo non il solito stuolo di appassionati di musica, ma circa mille persone estimatrici della band gallese. Lo stesso pubblico che ha cantato a squarcia gola “Have a nice day” e “Maybe tomorrow”.

Ad aprire il concerto degli Stereophonics il duo folk Viva Lion che ha incantato il pubblico per 30 minuti proponendo un repertorio tinto di note folk. I musicisti romani richiamano alla mente Il pan del diavolo, ma hanno proposto un repertorio più intimista ricco di ballad.

Poi le luci si spente e i fari si sono infiammati di rosso. Sul palco loro: gli Stereophonics e più precisamente Kelly Jones, voce, chitarra, tastiere; Richard Jones, basso, pianoforte, cori ; Adam Zindani, chitarra, cori e Jamie Morrison, batteria che hanno acceso la scena con I wanna get lost with you, una ballata che ha trascinato il pubblico in un vortice di pura energia. La stessa energia che ha accompagnato il primo singolo estratto dall’ultimo album “C’est la vie”, tormentone radiofonico che riporta allo scatenato chitarrismo indie degli esordi di “Word Gets Around” e “Performance And Cocktails”.

stereophonics4Quel chitarrismo, seppur più  moderato, che gli spettatori hanno apprezzato con la performance di Mr Writer. Sì, perché la canzone è stata dedicata ad una giornalista che dopo aver seguito la band in tutte le tappe del tour, ha scritto una pessima recensione. L’atmosfera è cupa, proprio come il videoclip in cui i componenti del gruppo sono vestiti da clown in perenne caduta libera a bordo di una piccola automobile.  Kelly Jones  in un’intervista al “The Guardian”, a seguito delle polemiche scatenatesi con l’uscita del pezzo, ha affermato che “Ci sono voluti dieci minuti per scrivere questa canzone e non sono bastati dieci anni per spiegare e per far capire che non mi riferivo a tutti i giornalisti ma ad uno solo”.

Sei i pezzi proposti sul palco dell’Alcatraz dei primi due album, tra cui The Bartender and the thief, tiratissimo rock‘n roll divertente e frenetico, che ha toccato la posizione numero tre nella chart inglese dei singoli e “Just Looking“, ballata elettrica in cui la voce di Kelly Jones è la protagonista indiscussa. Lo show, caratterizzato da una scenografia minimal composta da un telo nero e da due fili di luci, si è tinto di atmosfere cupe con la hit Superman, pezzo che narra la vita ricca di dissidi interiori di un supereroe, essere alienato, alla continua ricerca di qualcuno che possa capirlo.  La band ritorna poi nella comfort zone con Indian Summer, pezzo tratto dall’ottavo e non così fortunato album Graffiti on the train. In scena anche la title track dell’ottavo disco che ha messo nello show tanta carne al fuoco.

stereophonics8La scaletta ha cercato di alternare i pezzi che hanno scritto il passato musicale del gruppo e le canzoni dell’ultimo album, in un mix sapiente che ha ripercorso la storia della band gallese, così se in “White lies” i suoni morbidi del pianoforte si sono legati alla chitarra elettrica, in Been caught cheating ha incantato per i picchi di blues acido vecchia maniera al confine tra l’ironico e l’ambizioso.

Ma il picco del concerto è stato raggiunto quando il gruppo ha intonato i primi accordi di Have a nice day, pezzo senza tempo utilizzato in numerose pellicole, tra cui il remake dell’alba dei morti viventi, utilizzata in modo ironico per accompagnare lo spettatore nel cambiamento della società. In “local boy in a photograph” Kelly Jones ha mostrato attraverso immagini in musica la morte di un giovane ragazzo. La scaletta è stata chiusa con “Thousand trees” in cui il batterista  Jamie Morrison si è fatto notare alla batteria. Geniale sostituto del compianto Stuart Cable, Morrison ha concluso il concerto in piedi.

Dopo un’ora e mezzo di musica, la band rientra per il bis dominato da “Dakota”, singolo dell’album Language. Sex. Violence. Other? che, incantando per il riff tagliente,  risente dell’influenza degli U2. I riff, che sembrano costruiti da the Edge, è la perfetta metafora del viaggio, in cui musica e testo si fondono perfettamente tra loro per dar vita ad un’atmosfera “cangiante“.

Scaletta:

Wanna get lost with you

C’est la vie

Superman

Indian summer

Have a nice day

Vegas 2 time

Pick a part that’s new

Just looking

White lies

Song for the summer

Maybe tomorrow

Catacomb

Mr. Writer

Into the world

Mr and Mrs Smith

Graffiti on the train

Local boy

I wouldn’t believe your radio

Been caught cheating

Thousand trees

Bis:

The Bartender and the thief

Dakota

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Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

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