Peppe Voltarelli

Intervista a Peppe Voltarelli

Enrica Tancioni
Intervista a Peppe Voltarelli 1 : 4.00/5

C’è un caciocavallo. Ed è fatto di bronzo. Si staglia in un cielo azzurro, azzurrissimo come quello cantato da Rino Gaetano. E poi c’è un cantante, uno scrittore, un musicista che ha deciso di utilizzare il caciocavallo come simbolo della calabresità. Il formaggio tipico è infatti l’emblema delle “origine contadine, è il legame con la terra e il ciclo della natura”.

È così che Peppe Voltarelli, artista a tutto tondo made in Calabria, ha spiegato la scelta di utilizzare il simbolo della calabresità come titolo del proprio libro: “Caciocavallo di bronzo”. E l’ha fatto alla libreria Cerrelli di Crotone, dove la voce si è fusa e confusa con le note della chitarra.

“Il caciocavallo simboleggia le origini contadine, il legame con la terra e con il ciclo della natura. È ironico, provocatorio, surreale e speranzoso. Di bronzo perché è un’opera d’arte, e come tutte le opere d’arte, che devono resistere al tempo e alle intemperie, il caciocavallo deve essere fatto in un materiale prezioso”. E se da una parte il bronzo è il metallo della mancata vittoria, quella che accompagna i calabresi quando abbandonano la propria terra, dall’altra è invece un simbolo di reazione. Contro gli stereotipi e le convenzioni che vogliono la Calabria come una cartolina preimpostata priva di anima e coraggio. Quelle etichette che Voltarelli, attraverso le 19 micro storie di stampo surreale del Caciocavallo di bronzo, ha eliminato per lasciare spazio a racconti in cui è presente “tanta Calabria, una Calabria diversa che sfugge dalle luci quotidiane. Nelle storie del libro  “c’è il gusto e l’idea della calabresità che nei momenti più belli scavalca lo stereotipo della Calabria da prodotto tipico”. La terra del caciocavallo nel lavoro di Voltarelli diventa quindi “amore puro, quasi ossessivo per la propria terra e per la propria storia. Custodisce racconti e segreti che non hanno prezzo”.

E la Calabria “lontano dalla cartolina” è “una Calabria coraggiosa che ha il coraggio di ammettere le proprie colpe, le proprie responsabilità e anche i propri fallimenti”. E nel momento in cui si trova “la forza di ammettere i fallimenti, lo sguardo diventa autentico, disarmato anche se spoglio”. Ed è in questo momento, quello di massima vulnerabilità, che “si trova la grande verità dell’anima contadina, la verità del lavoro, del sacrificio,  dell’ostinazione e della perseveranza e di tutte quelle cose che fanno l’ossatura del Dna culturale” targato Calabria.

Il libro di Peppe Voltarelli, che ha il marchio di fabbrica della terra del caciocavallo, del mare e dell’ostinazione del suo popolo, è un mosaico di storie autobiografiche e corali che partono da Mirto Crosia per poi trasferirsi a Roma, Firenze fino ad arrivare in Germania e Argentina. Storie che, raccontate in un infinito flusso di coscienza, rubano la visione del villaggio, quello delle tradizioni e della cultura calabrese. Racconti, quelli del Caciocavallo di bronzo di partecipazione corale e di “grande condivisione, perché “anche in estrema solitudine c’è la voglia di mescolarsi con gli altri”. Ed è in questa dimensione che emerge “la corsa solitaria”, quella che Peppe definisce “particolarità del calabresismo. Il calabrese è abituato a pensare che già fuori dalla propria porta si trovi all’estero”. E quando il calabrese “si accorge della dimensione corale, capisce che la propria voce è uguale a quella degli altri”.

Un libro “irregolare, antico e surrealista” e senza punti e virgole, perché “la punteggiatura è musicale, i racconti sono punteggiati dalle canzoni”. In fondo Caciocavallo di bronzo “è un romanzo cantato e suonato. È stato scritto per essere anche raccontato, parlato, cantato, ha una struttura fluente. Un flusso continuo in cui le storie si permettono il lusso di entrare in altre storie”.

I racconti della terra del caciocavallo arrivano a Messina, nella libreria di Filippo Nicosia, l’autista della libreria itinerante “Pianissimo, libri sulla strada” realizzata su un minibus. Un tour, quello di Voltarelli, in giro per l’Italia per la promozione dello scritto e dell’ultimo disco “ho pubblicato il libro e album “Lamentarsi come ipotesi”, progetti che hanno richiesto una grande gestazione. Adesso le energie saranno impiegate per dare lunga vita alle opere, proverò a farle rivivere oltre i tempi classici del commercio e della diffusione”, calcando i palchi dei teatri “per fare in modo che questo lavoro arrivi a un po’ di gente”.

E della precedente esperienza, quella con il Parto delle nuvole pesanti, Voltarelli conserva un bel ricordo “tanti bei momenti, tanti posti visitati e persone conosciute ai concerti”. Conserva il ricordo di amore e amicizie profonde”, perché “alla fine l’idea di un gruppo è l’idea di amicizia. I compagni del gruppo non sono session man. Forse rispetto agli orchestrali il gruppo è fatto da amicizia, guerra e matrimonio”. Ed è rimasto con un “grande bagaglio di esperienza” e “un po’ di amarezza, avevo fiducia in quelle persone e la fiducia è svanita”.

Qui il link per ascoltare l’intervista: http://www.mixcloud.com/enricatancioni/lintervista-a-peppe-voltarelli-in-occasione-della-presentazione-del-caciocavallo-di-bronzo/

 

 

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Intervista a Peppe Voltarelli
Descrizione
C’è un caciocavallo. Ed è fatto di bronzo. Si staglia in un cielo azzurro, azzurrissimo come quello cantato da Rino Gaetano.
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Enrica Tancioni
Enrica Tancioni

Enrica Tancioni nasce a Crotone il 6 Aprile del 1982, sin da piccola dimostra un interesse al limite del patologico per tutto quello che è colore. I pastelli a cera sono i suoi compagni di giochi preferiti, non se ne separa mai ed all’età di 6 anni.  

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